
| 800 g | melanzane violette, tagliate a dadini di 1 centimetro |
| 400 g | pomodori pelati in scatola |
| 120 g | olive nere denocciolate |
| 60 g | capperi sotto sale, sciacquati |
| 80 ml | aceto di vino rosso |
| 30 g | zucchero bianco |
| 150 ml | olio di oliva extra vergine |
| 1 presa | sale marino fine |
| mezza presa | pepe nero macinato |
L'errore più comune è friggere le melanzane a fuoco basso e farle diventare spugnose. Molti pensano che il fuoco basso protegga la verdura, invece la fa assorbire tutto l'olio e diventa molliccia. Anche sbagliato è mescolare troppo durante la cottura, soprattutto quando aggiungete i pomodori: i dadini si rompono e il risultato diventa una pappa. E poi c'è chi non toglie il sale dalle melanzane crude e aggiunge altro sale durante la cottura, rendendo il piatto immangiabile.
La caponata nella trattoria di mio padre era il piatto che facevamo il martedì per il pranzo del mercoledì. Mia madre la preparava sempre con calma, quando aveva tempo tra i servizi. Io la guardavo asciugare le melanzane con un panno di cotone, quasi le pulisse delicatamente. Nelle mense, poi, ho imparato che la gente ha fretta di tutto, anche di mangiare. Ma la caponata ha bisogno di tempo. Non quanto un brasato, però. Ha bisogno di stare lì, a riposare, a dirsi addosso quello che è. I bambini della mensa non sempre la finivano, lo so, ma quelli che la mangiavano bene, lentamente, capivano che non era una verdura banale.